straordinario Mosaicista della Valle Dei Templi di Maria Teresa Liuzzo – Giuseppina De Biase. – Alessandria Today Italia News Media

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Michele Frenna: straordinario Mosaicista della Valle Dei Templi

Di Maria Teresa Liuzzo

Nato ad Agrigento nel 1928 e spentosi a Palermo nel 2012, innamorato della sua Sicilia.
Crebbe e studiò in questa incantevole isola, abbagliato dai Templi di Agrigento, dove la primavera era un incanto di mandorli fioriti che sembravano nuvole posate sui rami, tra l’oro profumato delle ginestre che riempivano le coste e la zagara degli ulivi e degli agrumi.
L’infanzia non era facile in una terra pericolosa, in un tempo che non esiste più ma forse scritto sulle pagine dei fichi d’india che riflettono al sole il dolore delle spine e i segreti cuciti sulle labbra della luna. Sin dall’infanzia fu acuto osservatore delle forme e dei colori e di un tangibile impatto con l’arcobaleno. Si sentono nella pelle e nell’emozione, più che ammirevoli, la forza inesauribile della pittura, la seduzione della sua vena artistica e una rara umanità.
La sua forza è straordinaria, le immagini, spesso accompagnati dai versi della figlia Gabriella sconvolgono, seducono, feriscono; altre volte accarezzano come un remoto canto che giunge da un abisso che muta in un luogo sacro e senza tempo dove bellezza e vitalità sono la stupenda sintesi del Creato. Michele Frenna, artista dalla mente aperta, intelligente, acuta, facilita l’acquisizione rapida di conoscenza; dal tocco equilibrato e diplomatico giudica con saggezza il mondo in cui viviamo e ci muoviamo. Una bella resa pittorica, la Sua, dai suggestivi effetti cromatici e fisionomici.
L’Artista siciliano era una persona schietta, che interrogava spesso la propria coscienza (me ne parlava durante le nostre lunghe telefonate non dimenticando mai di porgermi i saluti e i complimenti del nostro comune amico scrittore, poeta e critico letterario, prof. Vincenzo Rossi, molisano).
I mosaici rappresentano la vita sotto qualsiasi forma, il mare, l’infanzia, e moltissimi l’Arte Sacra.
Si interrogava sull’incognito, cercando il motivo per cui siamo venuti al mondo. Non si stancava di ripetermi che le persone non si confrontano con il proprio dolore né con quello degli altri, che sono abbagliati soltanto dalla materia e non di certo dai retroscena spirituali. Era deluso dal comportamento umano, dalle guerre senza fine, di morti senza un nome.
Si chiedeva, con sconforto, cosa seminano i giovani d’oggi, se vivono nell’aurora di un pensiero sognante, se saranno mai in grado di raccogliere il valore spirituale delle sfide del presente. Oggi direbbe che l’Umanità è alla svolta dei tempi, ma anche crudele e menzognera. Forse perché anche l’ombra più cara dell’universo, pur essendo innocente si presenta priva di anima.
Michele Frenna aveva grande esperienza della vita acquisita sul campo di battaglia (apparteneva alle Forze dell’Ordine nel Corpo della Guardia di Finanza). Aveva perciò intuito che la peggiore cattiveria è nascosta dietro la falsa maschera della gentilezza. Lui che era figlio di una Sicilia tanto bella quanto misteriosa e martoriata, dove le parole, ancora oggi sono rasoi e brandelli di carne come corpi di bimbi mai nati, eppure seppelliti nei cimiteri ignoti della pietra o in quelli della mafia.
L’arte musiva di questo singolare Autore è intrisa di fantasia, ed esplode in un tripudio di visioni, emozioni, brividi, e stravolgimenti. Tra le cornici brune o dorate, lo sguardo dei visitatori naviga tra sacro e profano. Emerge una sensibilità intellettuale ed umana immensa, non disgiunta dal suo stile letterario anche di scrittore – artista profondo, versatile, poliedrico.
Le sue immagini sacre trasmettono la voce della memoria che eleva alla pace, alla giustizia, (all’onore della sua uniforme). Il suo pensiero era quello di restituire dignità ai sofferenti, agli emarginati, agli esuli. Sapeva che le guerre non sono soltanto quelle fatte con le armi, ma anche quelle culturali che solamente con il pensiero insanguinano libertà di immagine e di parola, e, ancora oggi agiscono al buio che li rende invisibili ma più crudeli e insidiosi. Questi esseri sono ben coscienti dei loro crimini, ma ignorano e ripudiano l’amore di Dio. Nel libro ‘‘Michele Frenna nella sicilianità dei mosaici’’, realizzato con l’aiuto dell’amata e insostituibile figlia Gabriella, Tito Cauchi ha esplorato con sapienza la corposa e intricata matassa di quell’opera musiva.
Critici di indubbio valore si sono occupati della sua arte, come Vincenzo Rossi, Orazio Tanelli, Leonardo Selvaggi, Carmine Manzi, e tanti altri italiani e stranieri. Il nostro Artista accomuna l’umano al divino tra buio e luce, nostalgia e caos, reale e irreale, bene e male, dove filosofia e ontologia dell’essere coesistono nella fusione universale. La natura della sua “pittura” rappresenta la condizione umana, tra spazio e tempo. I vari momenti di vita racchiusi nelle cornici, come in un monastero- sono la sintesi spirituale dell’Artista, il timore dell’uomo verso l’incognito, ma anche la ricerca di Dio. Forse perché Michele Frenna crede nell’onnipotenza dei sogni come era stato per Breton, Mirò, Picasso e Dalì, amalgamando tra passato e moderno. Forse per questo Michele Frenna recupera stilemi che scorrono a ridefinire e riqualificare nella sua pienezza morale, etica e spirituale un’Arte che è ancora tutta da scoprire, nel suo abbraccio infinito tra l’umano e il divino.
L’Artista avrebbe voluto una Sicilia incontaminata con valori metafisici, spirituali, escatologici, ma l’uomo è rimasto immerso nella sua Storia che stupisce e sconvolge, ed è ancora in cerca delle proprie radici, di un linguaggio sereno che lo faccia incontrare con Dio, con il sacro, l’inviolabile, con l’indissolubile mondo dello Spirito in uno scenario inedito che brilla di compassionevole luce. I mosaici composti da tasselli di vetro rappresentano persone comuni ma anche personaggi storici (come la regina Nefertiti), templi, nature, pesci, segni dello zodiaco, ragazzi in bicicletta, marine e paesaggi che sono di una sensibilità lirica commovente. Indescrivibile è la gioia che si prova davanti a tanta bellezza, trovandosi in una galleria d’arte o in un Museo di Arte Moderna.
La magia sprigiona da tutte le opere e viene rafforzata dal lirismo della figlia Gabriella che insieme al padre sono un binomio vincente, sia per la padronanza dell’Artista le cui immagini sono lontane dall’informale e dall’astratto, sia perché arte e conoscenza tra i due protagonisti stupisce per la loro tecnica originalissima, ricca di coscienza artistica. I versi di Gabriella fanno da pentagramma e sono note felici che arricchiscono l’opera esaltandone il valore.
L’esercizio di conoscenza è canto e mistero pervaso da misticismo che incanta lo spettatore e lo fa sognare attraverso in colori dell’iride e le linee infinite tracciate in un labirinto di grazia; un mondo vario e complesso, quindi, concreto nel sociale dove l’Arte ha perso lo splendore di un tempo incentrato tra mito e realtà. Impulsi e tormenti fanno breccia nell’anima di Michele Frenna che rispecchia un’esistenza concreta che gli permette di esprimere in forma di lirismo attraverso nuove tecniche la sua concezione artistica e universale. Un’Arte affidata ai valori del tempo e dello spazio. Paesaggi dell’anima in cui ritrova il destarsi di un sorriso spento, luoghi della memoria nell’incanto delicato di cromatiche variazioni di una natura pulsante di vita. Nel serpeggiare dell’acqua tra le pietre e i papaveri fiammeggianti tra le case sparse nel verde delle campagne, liete del silenzio delle stelle, lui realizza quel vivere dignitoso e semplice. Ora tutto sembra smarrirsi tra le nebbie come nei quadri di Turner, quando tutte le regole venivano ribaltate e i ruoli sovvertiti. Michele e Gabriella Frenna hanno fatto dell’Arte una splendida cometa. Il ricordo del padre sarà per la poetessa Gabriella, pur martellando nella tempie, un diadema nella mente fresca della sera in un sogno fatto di brividi e sorrisi.
Non si incontrano simboli sfuggenti, né metafore allusive, né colori o forme deformi che stravolgono il significato dell’opera. Infatti, al primo colpo d’occhio col visitatore, sgorga tra i due una vena colloquiale, lontana dal linguaggio mercificato, creando un’atmosfera individuale lontana dalle ombre, pregna di sacrificio e prudenza, sazia di luce e di quel sapere che sgorga dal dolore. La stessa luce, quasi sospesa nell’azzurro, si apre all’alba come un ventaglio per mutare in un’icona nella metamorfosi del silenzio. Appaiono lucide pupille in un forte battito di ciglia, mentre le mani compongono un sudario per esorcizzare il male quotidiano. Vanno in cerca di angeli affinché mutino il destino dell’uomo. Per Michele Frenna, l’Arte diventa la forma di una seconda esistenza, che gli consente di trovare il suo angolo di paradiso in cui l’anima si libera dagli affanni e da ogni singola incertezza, rivivendoli in un modo differente: trasformandoli in Arte. Attraverso le varie componenti ne depurava la realtà e la rendeva fantastica dandole un senso di liberazione. Si tratta di stati d’animo che rimangono arginati da una rete di simbolismi, che trovano sede negli affetti vissuti e non simulati, come spesso accade.
Tramite gli affetti e la conoscenza, Michele Frenna riporta in vita la loro nascosta esistenza dove anche il non detto interagisce emulsionando le forme e i significati, al fine di sintetizzare una reale invenzione. L’Artista sa cogliere nella materialità un gioco di rimandi e di congiungimenti (come si fa con un puzzle), che danno vita alle forme. Per chi fosse in grado di cogliere sotto la ruvida superficie il segreto dei movimenti del cosmo, avere gli occhi e il cuore in grado di scendere in apnea, per poi risalire in superficie, trascinerebbe con sé un universo traboccante di immagini e non un deserto di morte. Sappiamo che l’Arte è l’urgente espressione di una necessità intima, dove ogni forma d’amore, nonostante le ambiguità della vita riesce a comprendere anche i gradini più bassi della scala sociale. Concludiamo affermando che l’Arte è la verità di tutte le verità, racchiusa nel segreto stesso della vita.

Maria Teresa Liuzzo




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